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Documento inedito ! Notizie storiche su un ittirese mai celebrato : Andrea Vulpes, caduto nella resistenza Jugoslava

Aldo Borghesi – Gianni Vulpes

Andrea Vulpes, da Ittiri: un caduto sardo nella Resistenza jugoslava

1. Sardi nella Resistenza jugoslava
Nell’ambito delle vicende della Resistenza italiana, ha occupato un posto di particolare rilievo – anche nella memoria collettiva – la sorte dei militari colti dall’armistizio nelle zone di occupazione della Jugoslavia. Subiscono immediatamente azioni aggressive da parte dei tedeschi e dei collaborazionisti locali; sono privi di riferimenti organici per lo sfasciamento dei reparti; non hanno prospettive di rientro in Patria per la distanza e le insormontabili difficoltà negli spostamenti. Quelli che scampano alla cattura e riescono a raggiungere le unità partigiane si trovano coinvolti in una lotta estremamente dura – che peraltro ben conoscono, essendone stati protagonisti sull’opposto versante fin dal 1941 – in un territorio difficile ed in condizioni estremamente severe, di cui è testimonianza un livello di perdite molto elevato . La scelta degli italiani avviene in condizioni particolari rispetto a quelle della madrepatria; anche perché più che sul territorio metropolitano è da sottolineare il ruolo aggregatore svolto da alcune grandi unità che riescono a mantenere, almeno parzialmente, il loro carattere organico ed in quanto tali si affiancano alla lotta degli ex-nemici dell’EPLJ (Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia). Ad esempio, è il caso della 19. Divisione Fanteria da montagna Venezia (82. e 83. Reggimento Fanteria) e della 1. Divisione Alpina Taurinense (3. e 4. Reggimento Alpini, 1. Reggimento Artiglieria Alpina), che in Montenegro vanno a formare la Divisione italiana partigiana “Garibaldi” .
La presenza di sardi nella Resistenza italiana in Jugoslavia è quanto mai significativa nell’ambito complessivo del coinvolgimento di isolani nella lotta al nazifascismo . È stata oggetto di un’attenzione maggiore rispetto ad altri territori, soprattutto per le interessanti opere memorialistiche prodotte da alcuni protagonisti , oltre che per il ruolo di primo piano che essi hanno svolto nel peraltro debole e poco organizzato associazionismo partigiano nell’isola: Dario Porcheddu è stato, fino alla sua recente scomparsa, presidente ed animatore dell’Unione Autonoma Partigiani Sardi, articolazione isolana della FIVL, la Federazione Italiana Volontari della Libertà ; Gino Sotgiu è tuttora presidente onorario della sezione sarda dell’ANVRG . La presenza isolana è quantificata in mille unità: numerosi sono i sardi che “assumono compiti di rilievo nelle file partigiane ottenendo decine di onorificenze concesse dal governo jugoslavo, e in Italia 6 medaglie d’argento e 4 di bronzo” .
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Note: Sulla Resistenza italiana in Jugoslavia esiste una corposa bibliografia. Cfr. per una sintesi delle vicende e per le indicazioni principali: Ilio MURACA, I partigiani all’estero: la Resistenza fuori d’Italia in Dizionario della Resistenza a cura di Enzo Collotti, Renato Sandri e Frediano Sessi, Volume primo. Storia e geografia della Liberazione, Torino, Einaudi, 2000, pp. 148-170.
Le perdite della Divisione Garibaldi ammontano, fra morti e dispersi, a 10.000 unità su un totale di 20.000 italiani: il cinquanta per cento dei 20.000 militari che ne avevano fatto parte: ivi, p. 160.
Stefano GESTRO, La divisione italiana partigiana “Garibaldi”. Montenegro 1943-1945, Milano, Mursia, 1981; Per la libertà dei popoli. Memorie garibaldine. Penne nere allo sbaraglio, diario di guerra di Carlo Vittorio Musso, prefazione di Annita Garibaldi Jallet, ANVRG, 2008. L’ANVRG – Associazione Nazionale Volontari e Reduci Garibaldini – riunisce i reduci delle unità partigiane garibaldine che hanno combattuto in Jugoslavia: ospita frequenti contributi sulla loro storia nel suo periodico “Camicia Rossa” e nel sito web http://www.garibaldini.it.
I testi di riferimento sulla partecipazione di sardi alla Resistenza sono: Simone SECHI, La partecipazione dei sardi alla Resistenza italiana, in: L’antifascismo in Sardegna a cura di Manlio Brigaglia et al., Cagliari, Edizioni della Torre, 1986, v. II (qui si cita dalla II edizione, Cagliari, Edizioni Della Torre-Consiglio Regionale della Sardegna, 2008); Dario PORCHEDDU, I sardi nella Resistenza, Cagliari, Tain, 1997. Cfr. inoltre per una più sintetica esposizione: Luisa Maria PLAISANT, Sardegna in Dizionario della Resistenza, cit., vol. I, pp. 612-617.
In particolare i lavori di Dario Porcheddu (Ho baciato la morte. Diario di un partigiano, Cagliari, Tema, 1994), Giovanni Cuccu (Ivo e le stelle. Un partigiano sardo in Jugoslavia, Cagliari, CUEC, 1991) e Gino Sotgiu, (Da Berane a Berane. Diario di un garibaldino ferito, 1990).
Su Dario Porcheddu, cfr: Marco NOCE, L’ultimo saluto Dario Porcheddu, capo partigiano, “L’Unione Sarda”, 10 novembre 2009.
F.N., Associazione garibaldina, isolani in prima linea, “L’Unione Sarda”, 30 gennaio 2011. Sotgiu, sergente maggiore di fanteria (Divisione Venezia, 84. Rgt., 3. btg., 11. cp.), protagonista di una vicenda resistenziale particolarmente travagliata, è stato nel dopoguerra sindaco di Ortueri, il paese dov’è nato. Su di lui: S.SECHI, La partecipazione dei sardi, cit., pp. 189-190.
S.SECHI, La partecipazione dei sardi, cit., p. 140. Le decorazioni al Valore concesse a militari della Divisione Garibaldi furono complessivamente: 13 medaglie d’Oro, 88 medaglie d’Argento, 1351 medaglie di bronzo, 713 Croci di guerra:I.MURACA, I partigiani all’estero, cit., p. 160.
Tra gli altri: Renzo Atzei, caduto il 21 aprile 1945 a Quota Majdan, Medaglia d’Argento al Valore Militare; Carlo Careddu e Giommaria Marras, della 3. Brigata Venezia e poi nella 3.Brigata della Divisione partigiana “Garibaldi”, caduti il 18 marzo 1944 al ponte sul fiume Prac; Giuseppe Loi sottotenente della VII brigata montenegrina dell’EPLJ; il cap. Nino Secci, comandante della IV compagnia del 14. Battaglione mobilitato a Cattaro: D.PORCHEDDU, I sardi nella Resistenza, cit., pp. 216-223. Cfr. inoltre: S.SECHI, La partecipazione dei sardi, cit., pp. 139-146.
Diario storico del battaglione Garibaldi. 11 settembre 1943-29 ottobre 1944, in: Salvatore LOI, La brigata d’assalto Italia. 1943-1945, Roma, Stato Maggiore dell’Esercito-Ufficio storico, 1985, p. 53; D.PORCHEDDU, I sardi nella Resistenza, cit., p. 225.
I nomi sono riportati in: S.SECHI, La partecipazione dei sardi, cit., p. 189-190.
“L’Unione Sarda”, 4 aprile 2009.
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2. Andrea Vulpes: da Ittiri alla Jugoslavia
Andrea Vulpes è nato a Itiri Cannedu (tale era la denominazione antica dell’attuale centro di Ittiri) il 4 gennaio 1921, da Efisio Vulpes-Scognamillo, carrettiere di Alghero, e Giovanna Maria Murru-Lorettu, di Ittiri , ultimo di otto figli, due femmine e sei maschi, nati dal matrimonio avvenuto nell’ottobre 1903.
La condizione economica della famiglia non si distingue per una particolare prosperità, ma si colloca in una fascia sociale intermedia: le donne aiutavano la madre nella gestione di un piccolo negozio di generi coloniali, mentre i maschi collaboravano con il padre ad allargare la sua attività ormai avviata nei trasporti e nel commercio.
Nel primo dopoguerra e in epoca fascista, Ittiri è uno dei centri maggiori della vasta provincia di Sassari, con una popolazione che cresce dai 7.280 abitanti del censimento 1921, fino ai 7.971 del 1936 ed agli oltre 8.000 del 1943. Vive in prevalenza di agricoltura cerealicola, cui si affiancano con un ruolo sempre più rilevante le coltivazioni legnose (oliveti e vigneti) ed ortive; vi predominano contratti di mezzadria o di affitto, di durata annuale o biennale. L’allevamento vede una netta preminenza degli ovini (26.500 capi nel 1920); l’eccedenza di produzione agricola rispetto al consumo locale alimenta significative correnti commerciali, indirizzate soprattutto verso il capoluogo .
Con una forte presenza di contadini poveri e braccianti agricoli e edili, in una fase postbellica caratterizzata da una disoccupazione diffusa (600 unità), Ittiri presenta una lotta politica intensa e articolata, che lo distingue dai centri circostanti: era già stato coinvolto nei moti del 1906 (principale obiettivo era stato il caseificio) e, dopo il conflitto, nelle agitazioni contro il carovita . Nel 1919 esiste in paese una cooperativa di consumo; vi si formano sezioni del Partito socialista , della Federazione dei Combattenti sardi, quest’ultima con 80 soci , e nel 1921 anche del Partito comunista .
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note: Viene battezzato nella Parrocchia di San Pietro in Vincoli il giorno 7 successivo, e nella stessa data registrato presso l’anagrafe del Comune. Il foglio matricolare riporta peraltro il 7 come data di nascita. Nasce nella casa sita in Corso Vittorio Emanuele, al numero civico 50: Atto di nascita di Vulpes Andrea, Anagrafe comunale di Ittiri.
Giovanna Angela PISANU, La società ittirese dal 1840 al 1970, in Ittiri la sua storia, la sua gente a cura di Manlio Brigaglia e Salvatore Tola, Ittiri, 2009, pp. 88-91. Per un quadro complessivo della geografia e della storia del paese: Leonarda TOLA, Ittiri, in: Dizionario storico-geografico dei comuni della Sardegna, Sassari, C.Delfino, stampa 2007, vol. II E-L, pp. 765-775.
G.A.PISANU, La società ittirese, cit., pp. 86-88.
Guido MELIS; I partiti operai in Sardegna dal 1918 al 1926, in Francesco MANCONI-Guido MELIS-Giampaolo PISU, Storia dei partiti popolari in Sardegna 1890-1926, Roma, Editori Riuniti 1977, pp. 172, 190.
L’organizzazione degli ex-combattenti nel primo dopoguerra in Sardegna a cura di Francesco Manconi e Guido Melis, “Archivio sardo del movimento operaio, contadino e autonomistico”, Cagliari, quaderno 8-10, dicembre 1977, p. 334. Il presidente della sezione, fondata il 21 giugno 1919, è il cav. Luigi Mulas, segretario Sechi Giuseppe. I richiamati alle armi del paese nella guerra 1915-1918 furono 450; i caduti sono quantificabili in non meno di 114: Gianni VULPES, Don Vincenzo Serra e la rivolta antifeudale ittirese Figure illustri nella nostra storia (XVII-XX), Sassari, Digiter, 2008, pp. 455-456, che riporta anche i nomi dei cinque decorati al Valor Militare, con le motivazioni.
G.MELIS; I partiti operai in Sardegna¸ cit., p. 206.
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Non stupisce pertanto l’influenza sull’amministrazione locale: dopo un regime commissariale che si protrae per tutti gli anni della guerra, nelle prime elezioni successive al conflitto il Comune viene conquistato da una lista socialista, ove è fortemente rappresentato il mondo agricolo ed artigiano mentre ne sono del tutto esclusi gli elementi borghesi. Viene eletto sindaco il fabbro socialista Angelo Dore : la nuova giunta – sostenuta dopo il congresso di Livorno anche dai comunisti – avvia immediatamente un programma di lavori pubblici ed istituisce servizi di assistenza sanitaria .
Nasce in questi anni la fama di Ittiri come paese “rosso”: anche perché, più che in altri centri del Sassarese che vedono una forte presenza della sinistra , nel paese si sviluppa una reazione vigorosa ed organizzata da parte degli avversari. Nasce così il Fascio di Combattimento, la cui attiva presenza determina una situazione di accentuato contrasto, insolito rispetto al quadro del Sassarese. Una relazione del febbraio 1923, redatta dal prefetto di Sassari Mario Sani, segnala la presenza di 500 iscritti al Fascio, fra cui quattro squadristi , su poco più di 2000 in tutta la provincia . Segretario politico e leader riconosciuto ne è l’avvocato Salvatore Spina, già segretario comunale licenziato dall’amministrazione di sinistra, protagonista di vivaci polemiche che finiscono per degenerare in conflitto fino a che, in uno scontro avvenuto pochi giorni prima della Marcia su Roma, viene ferito a coltellate .
È importante anche ricordare che da Ittiri proviene l’esponente principale del fascismo sassarese, l’avvocato Antonio Leoni, che nel 1923 era segretario politico della Federazione provinciale dei Fasci; fu eletto deputato nel 1924, nominato podestà di Sassari nel 1926, ed infine sottosegretario ai Lavori Pubblici dal 1930 fino alla morte, avvenuta nel 1936 .
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note: Angelo Dore (1875-1936) è una figura di leader il cui ricordo è ben radicato nella memoria collettiva del paese; autodidatta, fu buon poeta in lingua sarda, noto anche fuori dall’ambito locale per l’opera S’impostura clericale, ispirata ad un radicale anticlericalismo: Gianni VULPES, Ittiri monumenti di parole, monumenti di pietra, Sassari, Editrice Coop. Lavoro e Società 1989, pp. 103-109. Socialista rivoluzionario, nel 1926 Dore esprime il suo rammarico per il fallimento dell’attentato Zamboni, viene deferito al Tribunale Speciale e poi assegnato al confino: Dizionario biografico degli antifascisti sardi (a cura di Manlio Brigaglia e Maria Teresa Lella, in L’antifascismo in Sardegna, cit. vol. II, ad vocem.
G.A.PISANU, La società ittirese, cit., pp. 92-93.
Si veda in particolare il caso di Tissi: Salvatore PINTUS, Tissi. Storia di un paese nella Sardegna contemporanea (1843-1939), Tissi, Angelica, 2009).
Luigi NIEDDU, Origini del fascismo in Sardegna, Cagliari, Fossataro, 1964, pubblica in appendice un Elenco dei fascisti in forza nei Fasci di combattimento della provincia di Sassari, che hanno ottenuto il riconoscimento della qualifica di squadrista, nel quale per Ittiri sono riportati 4 nomi, sui 254 totali della provincia.
Cit. in: Luigi NIEDDU, Dal combattentismo al fascismo in Sardegna, Milano, Vangelista, 1979, pp. 336-337; cfr. altresì: G.VULPES, Don Vincenzo Serra, cit. p. 452.
L.NIEDDU, Origini del fascismo in Sardegna, cit. , p. 37. La figura di Spina e il suo impegno politico sono argutamente ritratti dopo la caduta del fascismo, dal poeta in limba Gavino Onida: G.VULPES, Ittiri monumenti di parole, cit., p. 160.
Un corposo profilo biografico di Antonio Leoni è pubblicato in: G.VULPES, Don Vincenzo Serra, cit. pp. 449-452.
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I contrasti si acuiscono dopo la presa del potere da parte del fascismo: si registrano nuovi scontri il 19 novembre 1922 e ferimenti di antifascisti nel corso del 1923 . Il cambiamento del quadro politico scatena anche l’attacco alla giunta di sinistra, contro la quale già in precedenza il quotidiano sassarese filofascista aveva invocato una “rivolta dei contribuenti” ; malgrado un disperato tentativo del sindaco di trovare un accordo che garantisca la sopravvivenza dell’amministrazione , la caduta è inevitabile. Lo scioglimento, decretato il 30 gennaio 1923, rappresenta uno dei primi episodi dell’opera di smobilitazione delle giunte comunali elette nel 1920, avviata dalle prefetture fascistizzate di Cagliari e Sassari analogamente a quanto avviene nel resto d’Italia. Il 15 febbraio viene nominato il primo di una lunga serie di commissari prefettizi che reggono ininterrottamente il Comune fino alla nomina del primo podestà .
La fine della giunta “rossa” provoca un generale arretramento della sinistra, che nel paese era riuscita a mantenere posizioni di forza anche dopo la Marcia su Roma: in una relazione del 16 febbraio 1923, il prefetto Mario Sani quantifica in ben 800 gli iscritti ai partiti socialista e comunista (Sassari ne conta 50, Tissi 20) . Solo dopo la fine dell’amministrazione Dore si dovrà registrare una diminuzione degli iscritti , che prelude nel 1924-1925 ad un accentuarsi delle difficoltà per i partiti di sinistra a svolgere la propria attività , ed infine alla repressione aperta sancita dalle leggi eccezionali . Durante il fascismo, malgrado l’impossibilità di svolgere alcun tipo di attività legale contraria al regime, nel Casellario Politico Centrale sono compresi ben diciannove nominativi di oppositori nati in paese .
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note : G.MELIS; I partiti operai in Sardegna¸ cit., pp. 240 e 242.
“La Nuova Sardegna”, 5-6 maggio 1922: cit. ivi, p. 233:
Ivi, p. 241.
G.A.PISANU, La società ittirese, cit., p. 93.
Cit. in: L.NIEDDU, Dal combattentismo al fascismo in Sardegna, cit., pp. 336-337; cfr. altresì: G.VULPES, Don Vincenzo Serra, cit. p. 452.
G.MELIS; I partiti operai in Sardegna¸ cit., p. 224.
Ivi, p. 255.
Girolamo SOTGIU, Storia della Sardegna dalla grande guerra al fascismo, Roma-Bari, Laterza, 1990, p. 298.
Si tratta di: Giovanni Bacchiddu (nato nel 1881, residente in Francia, comunista); Giovanni Cappi (n. 1904, res. Francia, antifascista); Giovanni Gavino Chessa (n. 1898, res. Francia, antifascista); Baingio De Nurra (n. 1891, res. USA, anarchico); Antonio Luigi Dedola (n. 1885, res. Francia, antifascista); Giovanni Paolo Deruda (n. 1901, res. Francia, antifascista); Angelo Dore (n. 1885, res, Sassari, comunista); Giovanni Maria Dore (n. 1898, res. Bortigiadas, socialista); Pietro Fadda (n. 1879, res. New York, socialista); Pietro Luigi Idda (n. 1874, res. Ittiri, antifascista); Salvatore Lupino (n. 1902, res. Ittiri, comunista); Giuseppe Manca (n. 1902, res Sanremo, comunista); Pietro Melas (n. 1873, res. Tunisi, antifascista); Antonio Luigi Mudadu (n. 1891, res. Ittiri, antifascista); Giovanni Antonio Peppe (n. 1900, res. Cagliari, socialista); Giovanni Maria Secchi (n. 1894, res. Tolone, antifascista); Giovanni Sillai (n. 1899, res Francia, antifascista); Francesco Simula (n. 1889, res. USA, antifascista); Lorenzo Simula (n. 1905, res. Ittiri, antifascista). Si tratta in prevalenza di operai e contadini, con una significativa presenza di artigiani. Il nominativo di Deiana Giovanni Antonio (n. Olzai 1904, res. Ittiri, comunista) compare in: Dizionario biografico degli antifascisti sardi, cit., ad nomen.
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Come molti bambini ittiresi dell’epoca, Andrea Vulpes interrompe gli studi dopo la Quarta classe elementare . Alla visita di leva dichiara di lavorare anche lui come carrettiere: è il gennaio 1940, l’Italia non è entrata ancora nel conflitto mondiale. Ma a partire dall’estate successiva, tutti i fratelli Vulpes saranno chiamati alle armi ed inviati al fronte: Salvatore (1905) in Artiglieria, Giovanni Antonio (1909) nella Guardia di Finanza, Raffaele (1912) in Fanteria, Giuseppe (1916) nei Carabinieri Reali ed anche lui nei Balcani, Antonio (1918) nella Regia Aeronautica.
Nel gennaio 1941 Andrea viene chiamato alle armi con la sua classe. La prima destinazione è il 1. Battaglione Mortai da 81 della 1. Divisione da Montagna Superga, di stanza a Torino, ma quasi immediatamente viene inviato ad uno dei reggimenti di fanteria che costituiscono la divisione, il 92. (già “Basilicata”) .
La Divisione Superga alla dichiarazione di guerra era dislocata sul fronte occidentale, ed è stata pesantemente impegnata nei combattimenti durante le prime settimane del conflitto, combattendo nel settore del Picco Argentier e lago des Battaillères (settore di Bardonecchia) . È rimasta poi per alcuni mesi in Francia nella zona occupata, ma quando il giovane ittirese entra a farne parte è in procinto di essere trasferita nel Meridione perché destinata a prendere parte all’operazione C3, ovvero il piano per l’invasione di Malta. Questa prospettiva svanisce e la divisione sarà infine destinata all’Africa settentrionale, dove combatte in Tunisia fino ad essere annientata. Vulpes è frattanto passato all’Arma dei Carabinieri Reali, verosimilmente per domanda propria, con il vincolo a prestare servizio fino a sei mesi dopo la cessazione delle ostilità. Viene immediatamente destinato a Verona, alla 388. Sezione Mista Alpina, che raggiunge il 15 maggio 1942 in Dalmazia, essendosi offerto volontario per tale destinazione .
Non conosciamo nei particolari l’attività del giovane carabiniere sardo nei poco più che quindici mesi trascorsi in zona di occupazione. Il reparto cui appartiene è reduce anch’esso dalla guerra sul fronte occidentale (dove è stato aggregato al Comando del XVIII Corpo d’Armata ed impiegato nella zona del Piccolo San Bernardo) e in Albania, dove ha combattuto nella regione di Dibra durante l’offensiva contro la Jugoslavia della primavera 1941. Nel febbraio 1942 è stato inviato in Dalmazia, sempre al seguito del XVIII CdA (2. Armata), che ha alle sue dipendenze le Divisioni Sassari, Bergamo, Perugia e il Comando Truppe Zara, ed è schierato tra la costa e l’interno, in un’area che va dalla catena del Velebit a nord (entroterra di Karlobag) al fiume Narenta / Neretva a sud .
Nella zona si svolge un’intensa attività di guerriglia, che acquista particolare vigore dalla primavera 1943. La 388. Sezione Alpina – con il suo organico di 65 uomini, di cui un ufficiale comandante – “concorse efficacemente al buon esito” dell’attività di repressione, “dimostrando in ogni circostanza profonda dedizione al dovere, sprezzo del pericolo e spirito patriottico, riscuotendo l’apprezzamento ed il plauso del comandante della G.U.” . I militari della sezione ricevono ricompense al Valore Militare (una Medaglia di Bronzo, una Croce di Guerra concessa sul campo) e diverse promozioni per merito di guerra.
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note : Le statistiche sulla frequenza alla Scuola elementare del paese presentano il seguente andamento: anno scolastico 1927-1928: 165 iscritti alla Prima classe; a.s. 1928-29: 119 iscritti alla Seconda classe; a.s. 1929-30: 89 iscritti alla Terza classe; a.s. 1930-1931: 82 iscritti alla Quarta classe; a.s. 1931-1932: 50 iscritti alla Quinta classe: G.A.PISANU, La società ittirese, cit., p. 101.
ESERCITO ITALIANO, Foglio matricolare e caratteristico di Andrea Vulpes, Carte Gianni Vulpes, Ittiri.
Alberto TURINETTI DI PRIERO, La battaglia delle Alpi 10-25 giugno 1940. La divisione Superga e gli alpini nell’alta Valle di Susa, Sant’Ambrogio di Torino, Susalibri, 2010.
Foglio matricolare, cit. Per quanto riguarda la destinazione di Vulpes alle truppe in Jugoslavia, facciamo riferimento anche alla lettera a firma di Giovanni Maria Sias (fiduciario dell’ANMIG e presidente della sezione di Ittiri dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci), indirizzata al Ministero della Difesa, Servizio qualifiche e ricompense ai partigiani, in data 23 ottobre 2006, nella quale si legge: “Il Vulpes chiede e, dopo breve CAR, ottiene l’arruolamento nell’Arma dei Carabinieri ma, avendo accettato la richiesta di volontario (espressa dal Comando del Reggimento per voce del Sergente Maggiore Rosario Barino) egli partì immediatamente per Spalato nel fronte balcanico”: Carte G.Vulpes, Ittiri. Sias fa riferimento ad informazioni ricevute direttamente da Vittorio Masia (nato ad Ittiri nel 1921, carabiniere) che fu commilitone di Vulpes: testimonianza agli AA., 10 marzo 2011.
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3. Ufficiale della Resistenza
L’8 settembre 1943, la 388. Sezione Alpina si trova nei dintorni di Spalato, suddivisa in diverse aliquote. Una di esse viene interamente disarmata e presa dai soldati germanici; altri militari si allontanano per scampare alla cattura. Il foglio matricolare di Vulpes registra che il 9 settembre egli “cessa l’appartenenza al reparto per sbandamento”: ed è questa l’ultima notizia di lui riportata dal documento ufficiale, prima di quella della morte in combattimento . Ma la sua sorte sarà ben lontana dai mesi di internamento negli Stalag tedeschi. In effetti una delle aliquote della 388. Sezione, secondo la relazione ufficiale, “si incorporò nel battaglione CC Garibaldi, costituitosi a Spalato ed affiancatasi all’Esercito Popolare Nazionale Jugoslavo, combattendo contro i tedeschi” .
Ricostruirne le vicende non è facile, anche perché, prosegue la relazione, “il carteggio dell’epoca andò distrutto durante gli eventi bellici” e solo le “dichiarazioni rese a conflitto ultimato, dal personale in forza alla sezione” hanno consentito di tracciare un quadro delle vicissitudini affrontate tra l’armistizio e il ritorno in Patria .
Anzitutto, quanti militari del reparto passano alla Resistenza ? Si può pensare che siano la quasi totalità se, come prosegue la relazione, “durante l’intero periodo di vita della sezione, dai dati raccolti e che debbono essere ritenuti pressoché completi, fra il personale alternatosi al reparto , sono stati nominativamente identificati n. 82 uomini, dei quali 52 rintracciati” .
Una traccia consistente delle vicissitudini del reparto cui appartiene Vulpes le troviamo nel Diario storico del battaglione Garibaldi : nell’analizzare le dinamiche da cui è nata la formazione di resistenti italiani , il documento riferisce che il battaglione stesso prende origine dall’iniziativa di alcuni ufficiali dei Carabinieri, che entrano nelle file partigiane fin dai primi giorni successivi all’armistizio: fra essi il cap. Elia Fratesco. Il 12 settembre 1943, passano ai partigiani il tenente colonnello Attilio Venosta, comandante i CCRR del XVIII CdA, il capitano Cesare Giancola, comandante i CCRR della divisione Bergamo, il tenente Felice Mambor, comandante la 259. sezione CCRR, , che entrano in contatto anche con il comandante del IX battaglione CCRR mobilitato, tenente colonnello Luigi Venerandi. Con essi, anche il sottotenente Luigi Tinto che, come abbiamo visto, comandava la 388. Sezione .
Il giorno successivo, lunedì 13 settembre, “il ten.col. Venosta, il cap. Giancola, il ten. Mambor si recano a Spinut [sobborgo occidentale di Spalato] ove parlano ai loro carabinieri colà concentrati, invitandoli a seguirli per passare nelle file partigiane. Oltre un centinaio, tra sottufficiali e carabinieri, aderiscono all’invito e vengono accompagnati presso il comando del gruppo CCRR dove si riarmano e si costituiscono in reparto agli ordini del ten.col. Venosta” . È verosimile che di questo primo gruppo faccia parte anche il carabiniere Vulpes, che era in forza ad un reparto il cui comandante è tra i promotori dell’operazione e si può presumere abbia conservato la propria forma organica anche nei momenti in cui altri si sbandavano. Con i suoi compagni d’armi compie una scelta che per lui sarà definitiva .
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note : LEGIONE TERRITORIALE DEI CARABINIERI DI BRESCIA. Ufficio Mobilitazione, Documentazione storica della 388. Sezione Alpina Carabinieri Mobilitata durante il conflitto 1940-45. Si ringrazia l’Ufficio Storico del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri per aver cortesemente messo a disposizione il documento.
Nel periodo in cui Vulpes è in forza al reparto, si succedono nella carica: i tenn. Tommaso Lattanzio (settembre 1941 – aprile 1943) e Luigi Tinto (giugno-settembre 1943), con il comando interinale del Maresciallo Maggiore Mario Corotto: Documentazione storica della 388. Sezione Alpina Carabinieri Mobilitata, cit., p. 3.
Ivi, p. 2.
Foglio matricolare, cit.
Documentazione storica della 388. Sezione Alpina Carabinieri Mobilitata, cit., p. 3.
Ivi, p. 4.
Quindi, è lecito pensare, non solo tra i 65 carabinieri compresi nell’organico ufficiale.
Documentazione storica della 388. Sezione Alpina Carabinieri, cit., p. 5.
Diario storico del battaglione Garibaldi, cit. Il documento – al quale si farà frequente riferimento – costituisce il diario originale del reparto, donato in copia all’Ufficio Storico dello SME dal gen. Giuseppe Maras, comandante della Divisione Italia.
A Spalato la 15. Divisione Bergamo resiste fino al 27 settembre agli attacchi della 7. Divisione da montagna SS Prinz Eugen. Dopo la resa, e la fucilazione di 50 ufficiali a Trilj (Treglia), “un folto gruppo di carabinieri, usciti in pieno assetto di guerra da Spalato, formarono il battaglione Garibaldi, subito accolto con entusiasmo nelle fila della I brigata Proletaria e destinato a una lunga, tormentata ed eroica campagna di guerra, fino alla liberazione della Jugoslavia”: I.MURACA, I partigiani all’estero, cit., p. 154.
Diario storico del battaglione Garibaldi, cit., p. 12. Il s.ten. Tinto è erroneamente indicato nel testo come comandante della 328. Sezione CCRR.
”Al comando del Gruppo CCRR – prosegue il Diario storico – affluiscono, intanto, altri militari del IX Btg mobilitato e anche militari di altre armi che desiderano combattere contro i tedeschi. Viene istituito un ufficio reclutamento diretto dal cap. dei CCRR Cerica Guglielmo”: Diario storico del battaglione Garibaldi, cit., p. 12.
Non è pervenuta alcuna documentazione in grado di fornire elementi di conoscenza circa le motivazioni che possono aver ispirato la scelta resistenziale del giovane ittirese. Si può fondatamente ipotizzare che su di essa abbia avuto un peso la memoria comunitaria, che senza dubbio serbava il ricordo dello svolgersi della lotta politica in paese prima del fascismo. La famiglia di origine tuttavia non esprimeva una collocazione politica definita. Come pressoché tutti i giovani della sua generazione, anch’egli era passato attraverso le organizzazioni giovanili del regime, i loro riti e i valori che tendevano a veicolare. In questo senso, si veda il Brevetto premilitare di specializzazione (rilasciato dal PNF-Gioventù Italiana del Littorio, Comando federale di Sassari), rilasciato in significativa coincidenza con la chiamata alle armi, che attesta come il giovane abbia ottenuto una specializzazione presso il Centro di Ittiri, nella categoria “Musicanti”. Il documento è conservato nelle Carte Gianni Vulpes, Ittiri.
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Comincia a questo punto per i resistenti italiani una lunga fase di lotta: solo dopo più di un anno di combattimenti, 11.000 chilometri di marce, lunghi accantonamenti in remoti villaggi sepolti nell’inverno balcanico, entreranno infine vittoriosi a Belgrado. L’impiego operativo inizia mentre ancora la formazione prende corpo. I primi combattimenti si svolgono negli immediati sobborghi di Spalato (Salona / Solin e Cliss / Klis), per tentare invano di contrastare la conquista tedesca della città . Nei giorni successivi il reparto viene trasferito a sud, riordinato su quattro compagnie di cui una Comando ed inquadrato, con il nome di “Battaglione Garibaldi”, nella I Brigata proletaria dell’EPLJ; comandante viene nominato il capitano Francesco Elia. I compiti della formazione vengono illustrati ai militari dal commissario politico, figura centrale nell’organizzazione dei reparti della Resistenza jugoslava e fino allora del tutto sconosciuta ai militari del Regio Esercito, ma che verrà invece ben presto introdotta anche nel nuovo battaglione italiano. Immediatamente dopo, esso viene trasferito nella Bosnia centrale.
Vi rimane per tutto l’inverno e la primavera successiva, periodo nel quale la sua area operativa sono le montagne tra la valle del Vrbas (Bugojno, Donji Vakuf) e la zona di Travnik; viene frattanto sottoposto a varie fasi di riordino, ma il comando resta sempre nelle mani del cap. Elia. La durezza della lotta ha imposto una severa selezione dei quadri: Vulpes viene promosso sottotenente il 19 febbraio 1944 e gli viene affidato il comando di una compagnia di 56 elementi; ha già una significativa esperienza bellica, è nel reparto dai primi giorni della guerra partigiana e c’è motivo di pensare che si tratti di uno dei quadri maggiormente sperimentati .
Alla fine di maggio, in seguito all’offensiva tedesca nota come Operazione Rösselsprung, inizia un ripiegamento che porta il battaglione a Bjelasnica, nella zona a sud di Sarajevo. Da qui, nel mese di agosto, il reparto si sposta ad est, verso la Serbia, impegnato in operazioni di attacco delle unità tedesche e cetniche che si ritirano verso Belgrado; infine è impegnato nelle operazioni per liberare la capitale jugoslava, che si protraggono da metà settembre al 21 ottobre 1944. Il Battaglione Garibaldi si affaccia in città il 14 ottobre dai quartieri meridionali, entra in combattimento il giorno successivo nella centrale via Kralja Nikola, e prosegue la lotta fino a ricacciare ed inseguire i tedeschi al di la del fiume Sava.
Una volta conclusa la battaglia vittoriosa, il 28 ottobre Tito passa in rassegna i reparti partigiani, e con essi anche il Battaglione Garibaldi. Il giorno dopo, mentre è accantonato a Mirijevo (sobborgo orientale di Belgrado), il comando della 1. Divisione Proletaria decide una riorganizzazione complessiva dei reparti italiani; dalla fusione tra i Battaglioni Garibaldi e Matteotti , si forma infatti la Brigata d’Assalto Italia, della quale il “Garibaldi” entra a far parte come 1. Battaglione. La brigata incrementa rapidamente i propri organici “oltrechè con i propri complementi effettivi, da nuovi complementi di italiani affluiti alla brigata e provenienti dalla prigionia tedesca e da famiglie civili presso cui lavoravano” . Si articola in tre battaglioni: 1. “Garibaldi, 2.“Matteotti”, 3. “Mameli”, mentre il comando viene assunto dal sottotenente Giuseppe Maras . Il 18 novembre, in seguito al continuo afflusso di militari italiani si forma un 4. Battaglione , che viene intitolato ai “Fratelli Bandiera” .
I quadri dei nuovi reparti sono in prevalenza veterani che hanno combattuto nei battaglioni italiani prima della conquista di Belgrado e possiedono ormai una preparazione militare specifica per la guerra partigiana. Uno di essi è proprio Andrea Vulpes, che nel battaglione “Fratelli Bandiera” assume il comando della 2. compagnia .
4. Dalla liberazione di Belgrado all’ultima battaglia.
La Brigata Italia torna all’impiego operativo poche settimane più tardi in Voivodina, sulla riva destra del Danubio: da qui procederà verso ovest, in direzione di Zagabria, dalla Voivodina alla Slavonia, e dall’odierno territorio della Serbia a quello della Croazia. La Brigata Italia si schiera nello Srem, iniziando una dura guerra di posizione ; il fronte si è fermato nel dicembre 1944 sulla destra del Danubio, nella zona di Vukovar, fino a che un’offensiva tedesca nel mese di gennaio lo riporta indietro; nel mese di marzo la brigata viene schierata sul Danubio con funzioni antisbarco, e qui rimane fino all’inizio dell’ultima offensiva contro i tedeschi (12 aprile 1945) . Il 18 gennaio Vulpes è stato promosso tenente e nominato vicecomandante della Brigata, che conta 340 uomini .
Nell’offensiva finale la brigata ricopre un importante ruolo operativo: procede in un primo tempo su una direttrice che passa a S di Vukovar e Osijek, tenendosi poi sulla dorsale montuosa tra le valli della Sava e della Drava, ed infine sulle colline sulla sinistra della Sava. Prende parte (19 aprile) all’attacco su Pleternica; il 24 occupa Nova Gradiška, nella valle della Sava lungo la strada per Zagabria; il 25 si sposta a Borovac e il 26 a Livadjani (a NE di Novska, sulle colline) per attaccare il presidio nemico di Popovac. All’azione del giorno 26 partecipa anche il 4. Battaglione che sferra “un violento attacco sulle posizioni nemiche senza però occuparle”, prima che il comando divisionale gli ordini di lasciare il compito offensivo ad un altro reparto. Il diario storico registra “perdite lievissime da parte nostra, piuttosto forti quelle del nemico” .
Venerdì 27 aprile 1945, in Alta Italia è in pieno svolgimento l’insurrezione finale contro i nazifascisti: Milano è stata liberata il 25, Genova il 26, a Torino si combatte ancora contro i reparti tedeschi e fascisti in ritirata. Nel pomeriggio a Dongo, sulla strada che porta in Valtellina, i partigiani della 52. Brigata Garibaldi arrestano Mussolini: siamo ormai alla fine della guerra.
In Slavonia è una tiepida giornata primaverile, con un cielo sereno che man mano rannuvola per lasciare il posto ad una saltuaria pioggerella. La Brigata Italia riprende l’azione sospesa il giorno precedente, mentre i tedeschi da Livadjani battono le retrovie con un intenso fuoco di artiglieria che causa alcune perdite. Alle 9 del mattino la Brigata si schiera: il 3. e 4. battaglione si portano in posizione sul fianco destro del 1. e del 2., e fra i due gruppi si dispone la 5. Brigata della 21. Divisione EPLJ. Alle ore 13, nella zona di Brezovac , il 4. battaglione è coinvolto in un’azione assai impegnativa, che così è ricostruita dall’estensore del Diario storico, il comandante Giuseppe Maras: “Il 4. battaglione sferra un violento attacco ed è a sua volta contrattaccato. Si sviluppa così un fortissimo combattimento che impegna tutti i reparti ai fianchi e che dura tutta la giornata protraendosi per tutta la notte. Si lamentano sensibili perdite da parte nostra, specialmente nei quadri. Il 4. battaglione, dopo un certo periodo di combattimento è costretto a passare di riserva e a far passare in linea il 3. battaglione che continua il combattimento. Molto forti le perdite nemiche, come successivamente verificato occupando le posizioni avversarie.
Nel settore del 1. e 2. battaglione nessuna novità ”.

Le perdite quindi sono sensibili, “soprattutto nei quadri”: Andrea Vulpes è fra loro. Secondo il resoconto del compagno di lotta Francesco Murgia,

“il giorno 27 Aprile del 1945 precisamente sulla quota chiamata “Bresovac” abbiamo sostenuto un duro combattimento che costò la vita di parecchi compagni, dolentissimo comunicarvelo però tra questi c’era la giovane e nobile persona di vostro figlio Andrea.
Da [me] distava pochi metri io feci del tutto per avvicinarlo per potergli trarli i documenti e se poteva dirmi qualche cosa, però nulla potè dire essendo stato colpito mortalmente, i documenti li aveva già il suo Comandante di Battaglione ”.

Dopo lo scontro di Brezovac, la brigata riceve il cambio e sosta alcuni giorni (28 aprile-1 maggio) per riorganizzarsi in una zona poco a NE di Lipik. Torna al fronte il 2 maggio, procedendo sulla dorsale collinosa a nord della Sava, fino a prendere parte (nella zona settentrionale della città) ai combattimenti per la liberazione di Zagabria, dove entra vittoriosa l’11 maggio 1945 .

In anni recenti la figura di Andrea Vulpes è stata menzionata in tutti i principali studi dedicati ai resistenti sardi, anche se con qualche inesattezza . Ittiri è un centro sensibile alla memoria della Resistenza, più di quanto di solito non avvenga in Sardegna; ha tra l’altro dedicato una piazza e un monumento a un concittadino caduto con il Corpo Italiano di Liberazione e decorato di Medaglia d‘Oro al Valor Militare .
Per la rilevanza della sua attività partigiana, le funzioni di comando che ha rivestito nella Brigata Italia, la morte in combattimento, è fondato ritenere che la memoria di Andrea Vulpes meriterebbe di essere onorata con un riconoscimento ufficiale al merito; in questo senso si è ripetutamente espressa la sezione di Ittiri dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, nella persona del suo presidente Giovanni Maria Sias, senza trovare purtroppo finora riscontri positivi . Desideriamo chiudere questo contributo formulando la speranza che tale proposta trovi infine destinatari sensibili: sarebbe anche un modo per onorare quegli ittiresi che, con Simula e Vulpes, hanno combattuto per un’Italia indipendente e libera .
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note : Il Battaglione Matteotti viene formato a Livno il 15 ottobre 1943, anch’esso con militari della Divisione Bergamo. Viene posto alle dipendenze della I Divisione Proletaria dell’EPLJ, la stessa del Battaglione Garibaldi, ma di altra brigata; le due unità combattono insieme per tutta la fase che porta alla liberazione di Belgrado. Il Battaglione Matteotti ha una forza intorno a 200-230 uomini: Battaglione Matteotti. Relazione del primo comandante e diario-memoria del secondo comandante 8 settembre 1943-28 ottobre 1944 in: S.LOI, La brigata d’assalto Italia, cit. Cfr. inoltre: S.GESTRO, La divisione italiana partigiana “Garibaldi”, cit., p. 190.
Diario storico del battaglione Garibaldi, cit., p. 104.
Ivi, p. 105.
“Con ordine del giorno n. 108 in data 18 [novembre], del comando della 1. divisione proletaria, si costituisce il 4. battaglione che viene dislocato a Dusanovac,periferia di Belgrado”: Diario storico della Brigata Italia, in S.LOI, La brigata d’assalto Italia, cit, p. 172.
“Per desiderio espresso dai militari del 4. Battaglione della nostra brigata, detto reparto, per approvazione del comando di divisione, in data odierna [18 dicembre 1944] assume il nome di “Fratelli Bandiera”: ivi., p. 179.
Lettera di Francesco Murgia alla famiglia Vulpes. Modolo, 21 settembre 1945: Carte Gianni Vulpes, Ittiri; Qualifica gerarchica partigiana, cit.. Il Murgia (Ozieri, 1916) è anch’egli uno dei carabinieri di stanza a Spalato entrati nella Resistenza; non è noto se appartenesse allo stesso reparto di Vulpes o ad altro. Nella Brigata Italia assume il comando di una compagnia nel 3. Battaglione “Mameli”.
Non è possibile affermare con certezza che la lettera di Murgia costituisca la prima notizia della scomparsa di Andrea Vulpes giunta alla famiglia; certo è che Murgia è un testimone diretto sopravvissuto al conflitto, ed in questo senso deve essere corretto il dato secondo cui egli sarebbe, così come Vulpes, caduto durante la liberazione di Zagabria: S.SECHI, La partecipazione, cit., p. 142; ed inoltre : Manlio BRIGAGLIA, Dal 1927 al secondo dopoguerra in: La provincia di Sassari. I secoli e la storia, Sassari, Amministrazione Provinciale, 1983, p. 180, che indica Vulpes e Murgia come “fanti della Divisione Italia”.
I.MURACA, I partigiani all’estero, cit., p. 163.
È interessante notare che, nell’ambito della maturazione politica e dell’accentuazione del carattere resistenziale della lotta, il 4. Battaglione “Fratelli Bandiera” pubblica nei primi mesi del 1945 un proprio giornale quindicinale, “L’Unione”.
Qualifica gerarchica partigiana, cit..
Diario storico della Brigata Italia, cit., pp. 216-219.
Brezovac si trova a nord della cittadina di Novska (sulle pendici meridionali della collina Blatuškoga) dalla quale dipende amministrativamente (Regione di Sisak e della Moslavina, nella Repubblica di Croazia). È oggi un villaggio assai piccolo, di soli 9 abitanti, ma nel 1948 ne contava 338. Il territorio è stato teatro di duri scontri militari tra le forze croate e jugoslave nel corso dell’operazione Orkan 91, nell’ottobre-dicembre 1991. Non lontano dal villaggio, in mezzo ai campi e ai boschi, si trova un monumento “ai difensori della Patria caduti nella guerra 1991-1995” che ricorda i soldati delle diverse unità combattenti croate.
A 10 chilometri da Novska si trova Jasenovac, tristemente noto campo di concentramento croato allestito e gestito dagli ustascia durante la II guerra mondiale, dove si stima siano stati uccisi da 700.000 a 1.000.000 di ebrei, serbi, zingari, musulmani e oppositori politici croati.
Diario storico della Brigata Italia, cit., p. 216.
Lettera di Francesco Murgia, cit. Come abbiamo visto in precedenza, effettivamente il 3. e 4. battaglione operano congiuntamente nel medesimo settore del fronte avvicendandosi sula medesime posizioni. Murgia, per il suo comportamento nell’azione di Brezovac, viene decorato di Medaglia di Bronzo al Valore Militare, con la seguente motivazione: “Carabiniere di servizio in territorio straniero, entrava all’atto dell’armistizio nelle file partigiane distinguendosi per capacità, senso del dovere, sprezzo del pericolo. Durante un’importante azione offensiva attaccava, al comando di una compagnia, una nutrita postazione nemica, e conquistatala la difendeva ad oltranza da incessanti contrattacchi avversari, dando così modo al grosso della formazione di portare vittoriosamente a termine l’azione intrapresa. Bresavac [sic] – Quota 189 (Jugoslavia), 27 aprile 1945”: D.PORCHEDDU, I sardi nella Resistenza, cit., pp. 225-226.
Diario storico della Brigata Italia, cit., pp. 216-221.
Andrea Vulpes viene sinteticamente ricordato come caduto per la liberazione di Zagabria in: S.SECHI, La partecipazione dei sardi, cit., p. 142. D.PORCHEDDU, I sardi nella Resistenza, cit. p. 225, non ne riporta il nome ma cita un Volpes Giuseppe, da Ittiri, carabiniere e partigiano in Jugoslavia. Entrambi gli autori fanno inoltre riferimento a un Vulpes, o Vulpis, Mario, carabiniere, partigiano in Jugoslavia, divisione Italia (S.SECHI, La partecipazione dei sardi, cit., p. 145; D.PORCHEDDU, I sardi nella Resistenza, cit. p. 228). Si tratta certamente di riferimenti ridondanti alla stessa persona.
Giovanni Maria Simula (Ittiri, 1917), militare del IX reparto d’assalto del Corpo di Liberazione Italiano, cadde in combattimento il 14 luglio 1944 a Cingoli. È decorato di Medaglia d’Oro al Valore Militare con la seguente motivazione: “Ardito tra i più audaci, offertosi volontario per partecipare con una pattuglia ad una difficile ricognizione, scorta una pattuglia tedesca che tentava di rientrare nelle proprie linee, si gettava audacemente tra essa e la posizione avversaria attraversando un tratto di terreno completamente scoperto e fortemente battuto da armi automatiche. Ferito due volte in modo grave da raffiche di mitragliatrice, incurante del dolore, si lanciava sul nemico e a colpi di bombe a mano riusciva ad uccidere due avversari e a fermare gli altri, dando così tempo ai suoi compagni di raggiungere ed annientare completamente la pattuglia, finché, colpito una terza volta, cadeva immolando la propria vita mentre con le ultime parole incitava ancora i camerati alla lotta. Fulgido esempio di eroismo e di spirito di sacrificio. Cingoli, 14 luglio 1944”. Su di lui: S.SECHI, La partecipazione dei sardi, cit., p. 180; D.PORCHEDDU, I sardi nella Resistenza, cit. pp. 31-32.
Nelle Carte Gianni Vulpes, Ittiri, sono conservate numerose lettere in questo senso indirizzate da G.M. Sias ai sindaci che si son succeduti alla guida dell’Amministrazione comunale di Ittiri negli ultimi venticinque anni. Cfr. inoltre la lettera indirizzata da Sias ad Associazione Nazionale Partigiani d’Italia : Carte Gianni Vulpes, Ittiri.
Agli elenchi dei partigiani sardi compilati da Aldo Borghesi nell’ambito della sua attività nell’Istituto Sardo per la Storia della Resistenza e dell’Autonomia, risultano oltre a quelli di Vulpes e Simula, altri sei nominativi di partigiani nativi di Ittiri, che combattono in Jugoslavia, Abruzzo e Piemonte; un dato corrispondente si ricava anche da un elenco redatto da Giovanni Maria Sias (datato Ittiri, 22 maggio 2002): Carte Gianni Vulpes, Ittiri.
Ad essi devono senza dubbio essere aggiunti quelli dei due ittiresi combattenti antifascisti nella guerra di Spagna: Salvatore Lupino (n. 1902), che combatte con la Colonna Italiana a Monte Pelato e Huesca; Lorenzo Simula (n. 1905), della XV Brigata Internazionale, Battaglione DImitrov, Compagnia italiana, ferito in combattimento. Entrambi vengono internati al Vernet e, dopo essere stati tradotti in Italia, confinati a Ventotene: Dizionario biografico degli antifascisti sardi, cit.; Biografie dei combattenti sardi per la difesa della Spagna repubblicana a cura di Manlio Brigaglia e Maria Teresa Lella, in L’antifascismo in Sardegna, cit., vol. II; La Spagna nel nostro cuore 1936-1939. Tre anni di storia da non dimenticare, Roma, AICVAS, 1996, ad nomen.

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Questa voce è stata pubblicata il 17 agosto 2012 da .
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